Sole, Vento e Oceano: il mio Viaggio nell’Anima di Mauritius
- danielaraucci
- 25 dic 2025
- Tempo di lettura: 5 min

Mauritius è stata una vera scoperta. Sono partita con un’idea precisa in testa, l’immagine classica di un’isola da cartolina fatta di resort di lusso e vacanze patinate, e mi sono ritrovata davanti a qualcosa di completamente diverso, molto più profondo e autentico. Mauritius ha stravolto le mie aspettative, sorprendendomi giorno dopo giorno con il suo fascino esotico, i profumi intensi delle spezie, i colori accesi dei mercati e una straordinaria convivenza di culture e religioni che qui si intrecciano senza conflitti, in un equilibrio naturale e rispettoso.
Durante il nostro viaggio abbiamo scelto di percorrere quanta più strada possibile, guidando da un capo all’altro dell’isola per scoprirne ogni angolo, senza fretta. Ed è stato proprio questo approccio a regalarci le emozioni più forti.
La nostra prima tappa è stata il sud dell’isola, dominato dall’imponente Le Morne Brabant. Questa montagna, oggi Patrimonio UNESCO, non è solo uno spettacolo naturale, ma un luogo carico di memoria e significato. Qui, nel XIX secolo, trovarono rifugio gli schiavi fuggiaschi, i cosiddetti maroons. La leggenda racconta che molti di loro, temendo di essere catturati, si gettarono dalla cima del monte quando videro arrivare i soldati, ignari che fossero lì per annunciare l’abolizione della schiavitù. Un luogo che invita al silenzio e al rispetto, dove la bellezza del paesaggio si intreccia con una storia dolorosa.
Ai piedi del monte si estende la spiaggia di Le Morne, una delle più belle dell’isola: una distesa di sabbia chiarissima, palme mosse dal vento e acqua cristallina che sfuma in mille tonalità di azzurro. Lungo i parcheggi, piccoli chioschi di frutta fresca e street food spuntano come funghi, rendendo tutto incredibilmente semplice e autentico. Qui, nella parte più meridionale di Mauritius, ho trovato spazi aperti, poca gente e un senso di libertà raro. Fortunatamente molti turisti restano chiusi nei grandi resort, e le spiagge libere si svuotano completamente all’imbrunire, regalando tramonti silenziosi e intimi.
Uno dei giorni più emozionanti del viaggio è stato quello trascorso con Michael, durante l’escursione all’Île aux Bénitiers. Quella che doveva essere una semplice uscita in barca si è trasformata in un’esperienza umana profonda. Michael ci ha accolti come amici, aprendoci non solo la sua barca, ma anche la porta di casa sua. Navigando verso l’isola, ci ha raccontato storie di mare e di vita quotidiana. Île aux Bénitiers è una piccola isola corallina situata nella laguna di Le Morne, famosa per i suoi fondali bassi e per la vista spettacolare sulla costa sud-occidentale. Un tempo utilizzata come punto di appoggio per la pesca, oggi conserva ancora lunghi tratti di spiaggia completamente selvaggi.
Michael non è stato solo una guida, ma un vero compagno di viaggio, capace di mostrarci il lato più autentico e meno patinato di una località turistica che, fortunatamente, gode ancora di chilometri di spiagge deserte. Difficile descrivere a parole la bellezza di quei luoghi.
L’esperienza si è conclusa a casa sua, con una grigliata di pesce cucinata per noi: risate, chiacchiere, musica italiana in sottofondo e la sensazione di aver vissuto qualcosa di vero. Un arrivederci che sapeva di gratitudine.
Dal sud ci siamo spostati verso l’interno dell’isola, attraversando la parte più selvaggia e verde di Mauritius. Qui il paesaggio cambia completamente: colline morbide, foreste fitte e piantagioni di tè che disegnano geometrie perfette. Il cuore dell’isola è fresco, umido, ricco di fauna e lontano dalle spiagge. Le piantagioni di tè, introdotte durante il periodo coloniale britannico, sono ancora oggi una parte importante dell’economia locale e regalano panorami rilassanti, quasi meditativi.
In questa zona abbiamo fatto una sosta al lago sacro Ganga Talao, conosciuto anche come Grand Bassin. Si tratta di un lago vulcanico considerato il luogo più sacro per la comunità induista di Mauritius, che qui celebra importanti festività religiose. La nostra visita è coincisa con una celebrazione: un gruppo di donne, vestite con abiti dai colori sgargianti, cantava una cantilena di preghiera, mentre un uomo scandiva il ritmo al microfono. I canti riecheggiavano in tutta la zona, creando un’atmosfera intensa e solenne. Man mano che ci avvicinavamo, gruppi di fedeli portavano doni e frutti al lago. Questo attira inevitabilmente le scimmie che vivono nella foresta circostante, curiose e sempre pronte ad avvicinarsi al cibo. È stato magico assistere a queste scene così lontane dalla mia quotidianità, il tutto sotto lo sguardo imponente di Shiva: due statue alte circa 30 metri che sovrastano il lago, simbolo di protezione e spiritualità.
Mauritius offre anche altri siti molto conosciuti, come Chamarel e la sua Terra dei Sette Colori, un fenomeno geologico unico in cui le dune di sabbia assumono sfumature diverse grazie alla presenza di minerali, oppure le numerose distillerie di rhum, eredità della tradizione della canna da zucchero. Luoghi interessanti, senza dubbio, ma spesso troppo turistici, dove diventa difficile godere davvero di ciò che ti circonda.
Per questo motivo, quando abbiamo deciso di visitare la famosa Île aux Cerfs, lo abbiamo fatto scegliendo vie alternative. Siamo riusciti a raggiungerla utilizzando le imbarcazioni dei resort vicini, che fanno la spola per portare gli ospiti al campo da golf. In pochi minuti di navigazione abbiamo raggiunto l’Isola dei Cervi, così chiamata perché in passato era utilizzata come riserva di caccia. Oggi è famosa per le sue spiagge bianchissime e la laguna turchese. Dal porto principale, dove attraccano le barche delle escursioni organizzate, il via vai di turisti è continuo. Ma basta camminare pochi minuti lungo la spiaggia per ritrovarsi completamente soli. Spiagge paradisiache, natura incontaminata e la sensazione incredibile di avere un angolo di mondo tutto per sé, senza orari né limiti.

Le ultime notti a Mauritius le abbiamo trascorse esplorando la costa orientale. Qui il mare è forse il più bello dell’isola, anche se la costa è più battuta dal vento. È una zona meno visitata, più autentica, e proprio per questo ci ha conquistati. Abbiamo scoperto piccoli villaggi, spiagge deserte animate solo da pescatori e gente del posto, piccoli santuari sulla sabbia e profumo di cibo di strada saporito che usciva dalle bancarelle improvvisate.
Tra questi luoghi, Belle Mare è stata una delle scoperte più sorprendenti. Una lunga distesa di sabbia chiara e finissima. Qui l’alba è uno spettacolo silenzioso e potente: la costa orientale è una delle poche zone dell’isola da cui si può ammirare il sole sorgere direttamente dall’oceano. Nonostante la presenza di alcuni resort, le spiagge restano in gran parte libere e poco affollate, frequentate soprattutto da famiglie mauriziane nei weekend e da pescatori che rientrano con le loro barche colorate.
Mauritius non è solo una destinazione, è un’esperienza che entra piano, senza clamore, e resta dentro. Un’isola che va vissuta con curiosità, rispetto e voglia di andare oltre le apparenze. È lì, lontano dai percorsi più battuti, che Mauritius regala il meglio di sé.































