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Dal Cuore di Tokyo ai Giardini di Kanazawa

  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 15 min

Aggiornamento: 2 giorni fa


Capitolo 1 — Il primo incontro con Tokyo: alba ad Asakusa e la vecchia Edo

Il nostro viaggio verso il Tohoku comincia da Tokyo, la metropoli che non smette mai di sorprendere e che, nonostante sia una delle città più moderne al mondo, continua a custodire angoli dove il tempo sembra essersi fermato.

Dopo l’arrivo in aeroporto raggiungiamo il quartiere di Asakusa, una delle zone storiche più affascinanti della capitale. Qui si trova il nostro primo alloggio, il SAKE BAR HOTEL Asakusa, un piccolo rifugio dove tradizione e contemporaneità convivono perfettamente.



Asakusa rappresenta una delle anime più autentiche di Tokyo: un quartiere dove le strade conservano ancora il fascino della vecchia Edo, tra piccoli negozi, botteghe artigiane e il maestoso Tempio Sensō-ji, il più antico della città, riconoscibile dalla sua iconica porta Kaminarimon con la grande lanterna rossa. Ogni giorno migliaia di persone attraversano Nakamise-dori, la strada commerciale che conduce al tempio, alla ricerca di souvenir, dolci tradizionali e un primo assaggio dell’atmosfera giapponese.

La prima mattina, ancora immersi nel jet lag e con il ritmo del nostro corpo completamente sfasato, ci svegliamo prestissimo. Invece di combattere la stanchezza decidiamo di approfittarne e saliamo sulla terrazza panoramica dell’hotel. Con una tazza di caffè caldo tra le mani osserviamo la luce dell’alba accarezzare lentamente i tetti di Asakusa. Tokyo si risveglia piano piano: le prime persone iniziano a camminare per strada, i negozi aprono lentamente le loro porte, mentre il profilo della città cambia colore minuto dopo minuto.

È stato uno di quei momenti semplici ma difficili da dimenticare. Nessun luogo affollato, nessuna attrazione da visitare, solo il piacere di fermarsi e osservare una città immensa che comincia una nuova giornata. Con questa energia nuova iniziamo la nostra prima esplorazione: destinazione Kawagoe.



A poco più di mezz’ora dal centro di Tokyo, facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici, Kawagoe è conosciuta come la “Piccola Edo” perché conserva ancora oggi l’atmosfera del periodo Edo (1603-1868). Passeggiando lungo le sue strade principali sembra quasi di fare un salto indietro nel tempo: le antiche case kurazukuri, costruite in legno e caratterizzate da spessi muri in argilla pensati per proteggere gli edifici dagli incendi, raccontano una Tokyo ormai scomparsa. Uno degli angoli più curiosi della città è il Kitain Temple, famoso per custodire oltre 500 statue di discepoli di Buddha, ognuna con un’espressione diversa. La leggenda racconta che osservandole attentamente si possa persino trovare una statua con un volto simile al proprio. Kawagoe non è una città grande e si visita tranquillamente in una giornata, ma il suo fascino sta proprio nella sua dimensione raccolta e nella possibilità di passeggiare senza fretta tra edifici storici, botteghe tradizionali e piccoli negozi.

Qui abbiamo assaggiato due specialità locali imperdibili: i mochi alla patata dolce, ingrediente simbolo della zona, e l’anguilla arrosto. Un’esperienza quasi cinematografica: entrando nel ristorante il profumo era intenso e il fumo della griglia riempiva completamente l’ambiente, tanto che sembrava quasi impossibile respirare. Ma è bastato il primo assaggio per capire il motivo di tanta dedizione: la carne dell’anguilla era morbida, saporita e perfettamente caramellata. La sera siamo tornati ad Asakusa per goderci una passeggiata intorno al Tempio Sensō-ji. Se durante il giorno il quartiere è invaso dai visitatori, dopo il tramonto cambia completamente atmosfera. Le lanterne illuminate, le strade più silenziose e il tempio quasi vuoto regalano una sensazione molto più intima e suggestiva.



Per concludere questa prima giornata scegliamo Kamo to Negi, un piccolo ristorante specializzato esclusivamente in ramen di anatra. Qui il menù è essenziale: protagonista assoluto è il brodo preparato con carne e ossa di anatra, accompagnato da una carne più delicata e meno grassa rispetto alle varietà di maiale più comuni nei ramen tradizionali. L’anatra è ricca di proteine e nutrienti, mentre il brodo, grazie alla lunga cottura, concentra sapori profondi e una grande componente nutritiva.

Andiamo a dormire con la sensazione di aver già vissuto tantissimo, con la pancia piena e la mente invasa di nuove immagini.


Capitolo 2 — La Tokyo più autentica: tra caffè, treni e quartieri creativi

Il secondo giorno decidiamo di lasciare da parte i luoghi più conosciuti della città, già visitati durante il nostro primo viaggio in Giappone, per scoprire una Tokyo più quotidiana e creativa. La prima tappa è Nakameguro, uno dei quartieri più amati dai locali. Durante la stagione della fioritura dei ciliegi questo luogo diventa spettacolare: lungo il fiume Meguro centinaia di alberi di sakura creano uno dei percorsi più scenografici della città. Anche lontano dalla primavera, però, Nakameguro mantiene tutto il suo fascino. È un quartiere elegante ma rilassato, fatto di piccoli negozi indipendenti, caffetterie curate, gallerie e strade dove si respira una Tokyo più lenta e autentica. Da amante del caffè non potevo perdere una visita alla famosa Starbucks Reserve Roastery Tokyo, un luogo dove vengono tostati i chicchi direttamente in sede e dove vengono proposte selezioni speciali e caffè in edizione limitata. Per chi, come me, ama il metodo V60 e tutto il mondo dello specialty coffee, è una tappa quasi obbligatoria. Ma la vera sorpresa della giornata è stata ONIBUS COFFEE.



Questa piccola caffetteria, situata proprio sopra i binari della stazione di Nakameguro, unisce due grandi passioni giapponesi: il caffè di qualità e il mondo dei treni.

Il locale propone diverse varietà di specialty coffee preparate con grande attenzione, ma il momento più bello è salire sulla terrazza al piano superiore dove si possono osservare i treni passare a pochi metri di distanza. Per gli appassionati di ferrovie, una vera e propria comunità in Giappone, è un piccolo paradiso. Dopo questa pausa dedicata al caffè ci spostiamo verso Shimokitazawa, probabilmente uno dei quartieri più alternativi e creativi di Tokyo. Conosciuto per la sua atmosfera underground, è un intreccio di strade strette dove convivono negozi di abbigliamento vintage, dischi usati, piccoli locali indipendenti e spazi dedicati alla musica. È una zona giovane, vivace e piena di energia, dove ogni angolo sembra nascondere una nuova scoperta. Per chiudere questa giornata scegliamo un luogo davvero speciale: Masako Jazz & Coffee. Nascosta al primo piano di un edificio, questa piccola caffetteria sembra una porta verso un’altra epoca. Appena entrati si viene accolti da una parete ricoperta da centinaia di vinili, mentre l’atmosfera richiama immediatamente gli anni ’40. A gestire il locale ci sono tre signore che preparano ogni bevanda con calma e attenzione. La musica jazz accompagna il tempo della serata, pochi divanetti invitano a fermarsi e il menù, scritto rigorosamente a mano, racconta una filosofia fatta di semplicità e cura. Ogni caffè viene preparato al momento, senza fretta, seguendo un rituale preciso. È uno di quei posti difficili da descrivere, perché il suo valore non sta solo in ciò che offre, ma nella sensazione che lascia. Un piccolo spazio sospeso nel tempo, dove per qualche ora Tokyo sembra rallentare. E proprio da questi luoghi nascosti, lontani dalle attrazioni più famose, abbiamo iniziato a scoprire la vera anima della città.



Capitolo 3 — Kanazawa: tra giardini, artigianato e piccoli incontri

La mattina del terzo giorno lasciamo Tokyo e saliamo sullo Shinkansen, il primo di una lunga serie di treni veloci che ci accompagneranno durante questo viaggio verso il Tohoku e il nord del Giappone. La prossima destinazione è Kanazawa, una città che da tempo desideravo visitare e che si rivelerà una delle sorprese più belle dell’intero itinerario.

Conosciuta come la “piccola Kyoto del Giappone”, Kanazawa è una città dove tradizione e quotidianità convivono ancora in modo naturale. Qui non si viene solo per visitare monumenti, ma per vivere un’atmosfera fatta di antiche case da tè, quartieri storici, giardini curatissimi e un artigianato ancora profondamente radicato nella cultura locale.



Per il nostro soggiorno scegliamo di alloggiare leggermente fuori dal centro, alla ricerca di maggiore tranquillità. La scelta si rivela perfetta: Haanakari non è semplicemente una struttura dove dormire, ma una vera casa giapponese dove sentirsi accolti. A prendersene cura c’è il proprietario, una persona estremamente gentile e disponibile, che dedica attenzione a ogni dettaglio e agli ospiti che scelgono di soggiornare qui. La struttura dispone solamente di quattro camere, tutte molto spaziose e organizzate con grande cura.

Ogni ambiente trasmette immediatamente la sensazione di entrare in una casa tradizionale giapponese: un ampio salottino rigorosamente con pavimento in tatami, un bagno in perfetto stile giapponese, ben organizzato e sorprendentemente spazioso, e tutti i comfort necessari per sentirsi a proprio agio dopo una giornata di esplorazione. A completare l’esperienza ci sono due letti comodissimi, un dettaglio non così scontato quando si soggiorna in strutture più tradizionali. È il perfetto equilibrio tra autenticità e comfort moderno.

Dopo esserci sistemati iniziamo la nostra prima passeggiata verso uno dei luoghi simbolo della città: il mercato di Ōmichō. Conosciuto come la “cucina di Kanazawa”, questo mercato coperto è il cuore gastronomico della città da oltre 300 anni. Qui arrivano ogni giorno prodotti freschissimi provenienti dal Mar del Giappone: pesce, crostacei, frutta, verdura e specialità locali. Per gli abitanti di Kanazawa è molto più di un semplice mercato: è un luogo della vita quotidiana dove acquistare ingredienti di altissima qualità.

Ovviamente non potevamo perdere l’occasione di assaggiare il pesce locale, famoso in tutto il Giappone per la sua freschezza e qualità. Kanazawa, infatti, grazie alla sua posizione sul Mar del Giappone, è considerata una delle migliori destinazioni gastronomiche del paese per gli amanti del pesce. Ma il mercato e le sue vie circostanti nascondono anche piccoli tesori lontani dai percorsi più conosciuti. Uno di questi è Iwamoto Kiyoshi Shouten.

Più che un negozio, è una vera scoperta. Si tratta della casa dei proprietari, con un laboratorio annesso dove vengono lavorate diverse tipologie di legno per creare oggetti per la casa. Ogni pezzo nasce dalla cura artigianale e dal rispetto per la materia prima, rendendo ogni creazione unica. Noi abbiamo acquistato due splendidi vassoi per le tazze, oggetti semplici ma capaci di raccontare una storia: il legno, le venature naturali, la lavorazione manuale. Ogni pezzo è diverso dall’altro e proprio questa imperfezione naturale rappresenta la vera bellezza dell’artigianato giapponese.



Proseguendo la nostra passeggiata raggiungiamo il Gyokusen-inmaru Garden, uno dei giardini più suggestivi di Kanazawa. Ricostruito nel 2015 all’interno del complesso del Castello di Kanazawa, questo giardino riprende la tradizione dei giardini giapponesi del periodo Edo, con laghetti, pietre disposte secondo un preciso equilibrio estetico e una cura dei dettagli quasi maniacale. All’interno del giardino troviamo Gyokusen-an, una piccola sala da tè con una posizione privilegiata proprio davanti a questo spettacolo naturale.

Sedersi qui significa fare un’esperienza che va oltre il semplice bere una tazza di tè. Davanti al giardino, osservando la composizione perfetta del paesaggio, degustiamo un buon matcha accompagnato da un dolce tradizionale stagionale ripieno di anko, la famosa crema di fagioli rossi azuki. È difficile spiegare quanto questi momenti riescano ad arricchire un viaggio. Spesso siamo abituati a riempire le giornate di luoghi da vedere e cose da fare, ma il vero valore di un viaggio in Giappone nasce anche dalla capacità di rallentare. Sedersi, osservare, dedicare attenzione a un gesto semplice come preparare un tè o assaggiare un dolce tradizionale. Bisogna imparare a dare il giusto spazio alle esperienze, senza correre continuamente verso la prossima tappa.

Questa è stata una giornata lunga, fatta di incontri, sapori e piccoli dettagli che difficilmente si dimenticano. La sera decidiamo di provare un altro indirizzo speciale: Ramen Uguiso.

Un locale minuscolo, con appena otto posti a sedere, dove probabilmente troverete una fila fuori ad aspettare. Ma non lasciatevi scoraggiare: qui la pazienza viene ricompensata. È uno dei ramen migliori della zona. La filosofia è quella giapponese più autentica: pochi ingredienti, ma scelti e preparati alla perfezione. Nessun eccesso, nessuna complicazione. Solo equilibrio, tecnica e sapore. E proprio quando pensavamo che la giornata fosse conclusa, decidiamo di vivere un’ultima esperienza che consiglio assolutamente a chiunque viaggi in Giappone: entrare nel mondo del jazz. Il jazz occupa un posto molto particolare nella cultura giapponese. In tutto il paese si trovano piccoli jazz café e bar dove la musica viene ascoltata con una cura quasi rituale. A Kanazawa troviamo un luogo che rimarrà nel cuore: Jazz Bistro Tsuki Usagi. Più che un locale, è un piccolo angolo di mondo. Uno spazio minuscolo, pensato per massimo quattro persone, con un bancone e il proprietario Katsuhiro.

Nient’altro. Ed è proprio questa semplicità a renderlo speciale.

Seduti davanti a lui, ascoltiamo le sue storie mentre sceglie con attenzione i dischi da mettere. La musica jazz riempie lentamente la stanza e per qualche ora sembra di essere lontani da tutto. Non è solo un bar dove bere qualcosa, ma un incontro umano. Un’esperienza fatta di racconti, musica e passione.

Ed è forse questo il vero valore del viaggio in Giappone: scoprire luoghi piccoli, spesso nascosti, dove dietro una porta anonima può esserci un mondo intero pronto ad accoglierti.


Capitolo 4 — Kanazawa sotto la pioggia: la bellezza della lentezza

Un nuovo giorno comincia a Kanazawa, anche se purtroppo la pioggia decide di accompagnarci per i giorni successivi. All’inizio l’idea di visitare una città sotto la pioggia potrebbe sembrare un piccolo inconveniente, ma proprio qui abbiamo imparato ad apprezzarne il fascino. Kanazawa, con i suoi quartieri storici, i giardini curati e le atmosfere sospese, sembra quasi essere nata per essere vissuta con questo clima. La pioggia rende i colori più intensi, il legno delle antiche case più profondo, le pietre delle strade più lucide. Ogni angolo acquista un’atmosfera diversa, più intima e silenziosa. È come se la città rallentasse ulteriormente, invitando chi la visita a fare lo stesso. Forse è proprio questo uno dei motivi per cui Kanazawa riesce a conquistare così tanti viaggiatori: non è una città da attraversare velocemente, ma un luogo da osservare con attenzione, lasciandosi sorprendere dai piccoli dettagli. La nostra giornata inizia nel Nagamachi Samurai District, uno dei quartieri storici più affascinanti della città. Questa zona conserva ancora oggi l’antica struttura urbana del periodo Edo, quando Kanazawa era il centro del potente dominio dei Maeda, una delle famiglie feudali più importanti del Giappone. Passeggiando tra le strade strette, i muri di terra battuta e i canali che costeggiano le abitazioni, è facile immaginare la vita dei samurai che un tempo abitavano questa zona. A differenza di altre città giapponesi dove gli antichi quartieri sono stati profondamente modificati, qui l’atmosfera originale è rimasta sorprendentemente intatta. Le mura che delimitano le proprietà, i cancelli d’ingresso e le case tradizionali raccontano ancora oggi il prestigio e lo stile di vita della classe guerriera.

Tra le varie abitazioni storiche scegliamo di visitare la Nomura Samurai Heritage Residence, probabilmente una delle più interessanti perché permette di andare oltre la semplice estetica e comprendere realmente come fosse la vita quotidiana di una famiglia samurai. La casa conserva ambienti originali, con stanze in tatami, elementi decorativi raffinati e un meraviglioso giardino interno. Il giardino non è stato progettato per essere attraversato, ma per essere osservato. Le finestre e le aperture delle stanze diventano vere e proprie cornici attraverso cui ammirare il paesaggio. Anche gli ambienti interni seguono la filosofia giapponese del cambiamento stagionale: le stanze potevano modificare la loro funzione e decorazione in base al periodo dell’anno, adattandosi alla temperatura, alla luce e agli elementi naturali. È un concetto molto distante dalla nostra idea occidentale degli spazi, più legato alla permanenza e alla funzionalità.



Lasciamo il quartiere samurai e continuiamo a camminare per le vie di Kanazawa sotto una pioggia sempre più intensa, fino a raggiungere il Museo D.T. Suzuki.

Dedicato al celebre filosofo e scrittore giapponese Daisetsu Teitaro Suzuki, figura fondamentale nella diffusione del pensiero Zen in Occidente, questo museo non è concepito come un semplice spazio espositivo, ma come un luogo di riflessione e contemplazione. L’architettura, progettata per creare un dialogo continuo tra spazio, acqua e silenzio, è forse la vera protagonista. L’area esterna è il cuore dell’esperienza: il grande specchio d’acqua, le linee minimaliste e il rapporto con il paesaggio circostante creano un ambiente dove fermarsi e osservare. Quel giorno la pioggia ha aggiunto qualcosa di speciale. Le gocce che cadevano sulla superficie dell’acqua, il loro suono regolare, i riflessi che cambiavano continuamente: sembrava quasi che il clima stesso fosse diventato parte dell’opera. Un momento di pura contemplazione, dove non serviva fare nulla se non rimanere seduti e lasciarsi coinvolgere dall’atmosfera. Ma se c’è un luogo dove questa sensazione raggiunge il suo massimo livello, è sicuramente il Kenroku-en, considerato uno dei tre giardini più belli del Giappone.



Creato dalla famiglia Maeda nel corso di diversi secoli, questo immenso giardino rappresenta l’idea giapponese di perfezione naturale. Il nome stesso richiama sei elementi fondamentali: spazio, tranquillità, bellezza, antichità, acqua e panorami, caratteristiche considerate necessarie per creare un giardino ideale. La sua grande estensione permette di accogliere molti visitatori senza perdere quella sensazione di equilibrio e calma. Ogni angolo offre una prospettiva diversa: laghetti, ponti, alberi secolari, rocce posizionate con precisione e sentieri studiati per guidare lo sguardo. Anche qui la pioggia ha trasformato completamente l’esperienza. Il verde sembrava ancora più intenso, il muschio brillava sotto le gocce d’acqua e ogni elemento del giardino appariva ancora più curato. Camminando lentamente avevamo la sensazione che nulla fosse lasciato al caso: ogni foglia, ogni cespuglio, ogni ramo sembrava essere stato posizionato esattamente dove doveva essere. All’interno del giardino ci siamo fermati poi presso Shigure-tei, una delle tradizionali case da tè presenti nel complesso.

In una sala elegante, seduti rigorosamente sul pavimento, abbiamo degustato un matcha accompagnato da un dolce tradizionale stagionale. Davanti a noi il giardino mostrava il suo spettacolo silenzioso, mentre il rumore della pioggia accompagnava questo momento.



È difficile immaginare un modo migliore per vivere il Kenroku-en. Questa giornata ci lascia un ricordo particolare. Torniamo in hotel con la macchina fotografica piena di immagini, ma soprattutto con la sensazione di aver vissuto Kanazawa nel modo migliore possibile: lentamente, lasciandoci guidare dall’atmosfera. La giornata però non è ancora finita.

A pochi minuti a piedi dal nostro alloggio ci aspetta un’ultima esperienza gastronomica: Izakaya Gappo. Un piccolo locale lontano dai circuiti turistici, dall’atmosfera completamente casalinga. Anche il menù è scritto solamente in giapponese. Scegliamo alcuni piatti lasciandoci consigliare da un signore giapponese seduto vicino a noi, che incuriosito inizia a parlare con noi. Gli raccontiamo chi siamo, il nostro itinerario e le prossime tappe, mentre lui con grande entusiasmo ci suggerisce cosa provare. Ed è proprio questo tipo di incontri casuali che spesso rendono un viaggio speciale. La cena è una celebrazione dei prodotti locali: ingredienti freschi, preparazioni semplici ma curate, sapori autentici. Solo una cucina sincera fatta bene. Torniamo a casa con la pancia piena e con un altro ricordo prezioso.


Capitolo 5 — L'ultimo giorno a Kanazawa: il fascino senza tempo delle case da tè

L'ultima giornata a Kanazawa si apre ancora una volta sotto la pioggia. Ormai non la viviamo più come un ostacolo, ma come una compagna di viaggio che continua a regalare alla città un'atmosfera malinconica e incredibilmente affascinante.



La nostra prima tappa è Higashi Chaya District, uno dei tre storici quartieri delle geishe di Kanazawa e uno dei pochissimi ancora perfettamente conservati in tutto il Giappone. Passeggiare tra queste strade significa entrare in un'altra epoca. Le antiche case da tè in legno, con le loro facciate eleganti e perfettamente restaurate, raccontano un mondo fatto di arte, musica e intrattenimento raffinato, dove le geishe accoglievano gli ospiti con spettacoli, conversazioni e cerimonie del tè. Tra tutte, la più affascinante è senza dubbio la Geisha House Shima, una delle poche case originali rimaste intatte e oggi aperta ai visitatori.

Entrando si percepisce immediatamente quanto questo luogo custodisca una storia preziosa. Le sale conservano ancora gli arredi originali, gli strumenti musicali e gli spazi dove le geishe trascorrevano gran parte della loro vita. Un dettaglio mi ha colpito più di ogni altro: le sottili griglie in legno che rivestono le finestre. Dall'interno permettono di osservare discretamente ciò che accade lungo la strada, mentre dall'esterno impediscono a chi passa di vedere all'interno. Una soluzione elegante che garantiva privacy e racconta, meglio di qualsiasi spiegazione, quanto la vita delle geishe fosse regolata da discrezione e riservatezza.

Non doveva essere una vita semplice, ma camminando tra queste stanze si percepisce tutta la raffinatezza di una tradizione che ancora oggi continua ad affascinare. Anche qui decidiamo di prenderci il tempo necessario. All'interno della casa storica è stato mantenuto un piccolo servizio da tè e, seduti davanti a un tranquillo giardino interno, sorseggiamo una tazza di matcha caldo accompagnata da un dolce tradizionale. Sono momenti come questo che insegnano quanto il viaggio possa diventare qualcosa di più della semplice visita a un luogo. Basta fermarsi, osservare e lasciare che il tempo rallenti.

Nel frattempo fuori continua a piovere. Le strade di Higashi Chaya diventano ancora più suggestive. Il legno delle antiche case assume tonalità più profonde, le pietre riflettono la luce soffusa del cielo e il silenzio viene interrotto soltanto dal rumore costante della pioggia. Abbandoniamo le vie principali e iniziamo a camminare senza una meta precisa. Ed è proprio così che Kanazawa riesce a sorprendere maggiormente. Piccoli vicoli secondari, scorci completamente deserti e antichi templi quasi dimenticati, dove il muschio e la vegetazione sembrano aver lentamente riconquistato ogni spazio. In alcuni punti la natura avvolge gli edifici con una tale delicatezza da far sembrare che uomo e paesaggio convivano da sempre in perfetto equilibrio. Con una sottile nebbiolina che avvolge la città raggiungiamo poi il Kazue-machi Chaya District, il più piccolo dei quartieri storici delle case da tè.



Affacciato lungo il tranquillo corso del fiume Asano, questo quartiere conserva un'atmosfera ancora più raccolta rispetto a Higashi Chaya. Le strette case in legno si susseguono una accanto all'altra, riflesse nell'acqua del fiume, mentre il rumore della corrente accompagna lentamente la passeggiata. Con la pioggia tutto sembra ancora più poetico. Probabilmente è stato uno degli scorci più belli dell'intero soggiorno a Kanazawa. Per salutare la città scegliamo un luogo che racchiude perfettamente tutto ciò che abbiamo amato di questo viaggio. La nostra ultima cena è da Fukuwauchi.

Più che un ristorante, sembra una casa di famiglia. Una storica abitazione in legno affacciata sul fiume, dove ogni ambiente trasmette immediatamente una sensazione di calore e semplicità. Appena arrivati lasciamo le scarpe all'ingresso e veniamo accompagnati in una delle tante salette private, arredate rigorosamente con tatami e tavolini bassi.

L'atmosfera è elegante, ma mai formale. Ci si sente ospiti più che clienti.

Ogni tavolo dispone di un piccolo fornello sul quale viene sistemata una pentola fumante. Da quel momento il pasto diventa parte dell'esperienza. Il brodo continua lentamente la sua cottura direttamente davanti a noi, mentre aggiungiamo poco alla volta gli ingredienti: verdure freschissime di stagione, pesce locale e gli immancabili soba preparati artigianalmente.

Ogni ingrediente trova il proprio tempo di cottura e ogni boccone cambia leggermente sapore man mano che il brodo si arricchisce. Non c'è fretta. Si cucina, si aspetta, si assaggia e si conversa. È una cucina che invita naturalmente a rallentare, trasformando una semplice cena in un momento di condivisione.

Forse è proprio questa la filosofia che ci porteremo a casa da Kanazawa.

Non soltanto la bellezza dei suoi giardini o dei suoi quartieri storici, ma il modo in cui questa città insegna a vivere ogni esperienza con calma, dedicando attenzione ai piccoli gesti.

Perché, in fondo, il ricordo più bello di un viaggio non nasce quasi mai dalla fretta di vedere tutto, ma dal tempo che scegliamo di concedere alle cose che stiamo vivendo.

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